domingo, mayo 23, 2010

Franco Fortini / Dos poemas




Traduciendo a Brecht

Un gran temporal
durante toda la tarde se enroscó
sobre los techos antes de romper en rayos, agua.
Fijaba versos de cemento y de vidrio
donde hubo gritos y llagas amuralladas y miembros
incluso míos, que sobrevivo. Con cautela,
mirando ora las tejas trajinadas, ora la página seca,
escuchaba morir
la palabra de un poeta o mudar
en otra, no ya para nosotros, voz. Los oprimidos
están oprimidos y tranquilos, los opresores tranquilos
hablan en los teléfonos, el odio es cortés, yo mismo
creo no saber ya de quién es la culpa.

Escribe, me digo, odia
a quien con dulzura guía a la nada
a los hombres y las mujeres que te acompañan
y creen no saber. Entre los nombres de los enemigos
escribe también el tuyo. El temporal
ha desaparecido con énfasis. La naturaleza
es muy débil para imitar las batallas. La poesía
no cambia nada. Nada es seguro, pero escribe.



Después de una matanza

de Lu Hsun

Las largas noches de primavera las paso ahora
con mujer e hijo. Débiles en las sienes los cabellos.
Veo en sueños imprecisas lágrimas de una madre.
Sobre la muralla han cambiado las grandes banderas imperiales.
Vidas de amigos devienen espectros, no resisto verlos.
En ira contra cercos de espadas, busco una pequeña poesía.
No lamentarse. Inclino la cabeza. No se puede escribir más.
Como agua la luna ilumina mi vestimenta oscura.

Franco Fortini (Florencia, 1917-Milán, 1994), Una volta per sempre, poesie 1938-1973
Versiones de J. Aulicino

Traducendo Brecht
Un grande temporale / per tutto il pomeriggio si è attorcigliato / sui tetti prima di rompere in lampi, acqua. / Fissavo versi di cemento e di vetro / dov'erano grida e piaghe murate e membra / anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando / ora i tegoli battagliati ora la pagina secca, / ascoltavo morire / la parola d'un poeta o mutarsi / in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi / sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli / parlano nei telefoni, l'odio è cortese, io stesso / credo di non sapere più di chi è la colpa. // Scrivi mi dico, odia / chi con dolcezza guida al niente / gli uomini e le donne che con te si accompagnano / e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici / scrivi anche il tuo nome. Il temporale / è sparito con enfasi. La natura / per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia / non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

Dopo una strage
da Lu Hsun
Le notti lunghe di primavera le passo ormai / con moglie e figlio. Fragili alle tempie i capelli./ Vedo in sogno imprecise lacrime di una madre. / Sulle mura hanno mutato le grandi bandiere imperiali. / Vite di amici diventano spettri, non resisto a vederle. / In ira contro siepi di spade cerco una piccola poesia. / Non lamentarsi. Chino il capo. Non si può scrivere più. / Come acqua la luna illumina la mia veste oscura.
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Foto: Fortini Universidad de Georgia

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