martes, diciembre 06, 2011

Giovanni Giudici / Los harapos y la santidad




[de Il ristorante dei morti]

Los harapos y la santidad

Creo que era la única escapatoria -disfrazarse.
Porque, sin duda alguna, no era de ellos.
Identificable a simple vista, bastaba
Que pasara por la calle - ahí está
Decían enseguida.
Expuesto esteban protocristiano
Y ahí las piedras a las manos.

No faltaban trapos con los que camuflarme
No exactamente de paño - melindrosos ojos bajos
Palabras tomadas en préstamo de libros y labios
Y mosquita muerta y ruidos vulgares y toda
La guarangada de los modos de existir.
Nene timorato que siempre tenía miedo
De carabineros esposadores mi querido.

Los harapos me quedaban grandes, sin embargo
Y casi siempre mi esfuerzo era en vano:
Las lanzas se encarnizaban
Con la torpe mascarada
Yo - acorralado tarsicio rumbo a sus misterios.
¿A quién querés dársela, pichoncito?
¿Pero a quién querés darle por atrás?
Dos o tres, me acuerdo bien, me esperaban
Sobre la punta que bifurca en dos calles
Una lisa y derecha y la otra una avenida
Cuesta abajo con plátanos y una gran curva.
Dos o tres, piensen en la cara - y luego quizá en
Vejadores ofendidos a su vez
En el giro de futuras historias. Parces


Nobis Domine, tanto o más que yo mismo
Precisamente de esto he aprendido a sobrevivir:
A lapidar a Esteban, a atrapar por la túnica a Tarsicio.
Crecido en los harapos que me quedaron que ni pintados
Y no parecieron más un disfraz.
Confortado por la maldad de ellos,
Más de una vez me sentí bribón y contento.

¿Y en este punto quitármelos? ¿Quién pensará
Jamás en molestar a un hombrecito tan gris
En el orden mentido, como el de estas estrofas?
¿Arriesgar ahora la santidad?
Que mi tribunal me hurgue, incierto
Entre ser y cambiar - tengo una ventaja
Que no es lo que parezco.

Giovanni Giudici (Le Grazie, Liguria, 1924-La Spezia, Liguria, 2011), Dopo la lirica, poeti italiani 1960-2000. A cura di Enrico Testa, Giulio Einaudi Editore, Turín, 2005
Versión de Jorge Aulicino

[da Il ristorante dei morti]

Gli stracci e la santità


Credo che fosse la sola scappatoia – travestirsi.
Perché, nessun dubbio, non ero dei loro.
Identificabile a vista, basta
Che passassi per via – eccolo
Dicevano subito.
Esposto stefano protocristiano
E lì i sassi a portata di mano.


Non mancavano stracci di cui camuffarmi
Non propriamente di stoffa – smorfie occhi bassi
Parole prese a prestito da libri e labbra
E gattamorta e rumori scurrili e tutto
Il turpiloquio dei modi d’esistere.
Timorato bambino che ognora paventavo
Carabinieri ammanettanti il mio caro.


Gli stracci mi andavano larghi però
E quasi sempre la mia fatica sprecata:
Vieppiù i lanzi infierivano
Alla maldestra mascherata.
Io – braccato tarcisio in corsa ai suoi misteri.
A chi vorresti darla a bere piccioncino?
Ma chi vorresti prendere per il sedere?
Due o tre me li ricordo bene, mi facevano la posta
Sulla punta biforcante due strade
Una piana e diritta e l’altra un viale
Planante giù con platani e una grande ansa.
Due o tre, pensati in faccia – e poi chissà come
Angariati offesi a loro volta
Nel volgere di future storie. Parce

Nobis Domine, tanto più che io stesso
Proprio di lì ho appreso il sopravvivere:
A lapidare Stefano, a acchiappare per la tunica Tarcisio.
Cresciuto negli stracci che mi vennero a pennello
E non parvero più travestimento.
Confortato dalla loro malizia
In più di un’occasione ne fui gaglioffo e contento.


E a questo punto spogliarmene? Chi mai
Penserà a molestare un ometto così grigio
Nell’ordine mentito come di queste strofe?
Rischiarla adesso la santità?
Mio tribunale che mi frughi incerto
Fra essere e diventare – ho un bel dirti
Che non è quel che sembro.

Foto: Del obituario de Giovanni Giudici en La Repubblica

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