martes, abril 10, 2012

Mario Benedetti (Udine, 1955) / Dos poemas






Mi nombre se ha equivocado al creer en la continuidad
emocionada, sus antiguos lugares íntimos, mi historia.
Las palabras han seguido su curso.
Los hospitales no tienen pasillos. Del cementerio de los perros,
cercano al vertedero de Limbiate, salen los muertos con collar.
Nada se condensa. Se dispersa en el teléfono mi pecho.
Las palabras han seguido su curso.
Sólo estás cansado, repite una voz cualquiera.

*

Las palabras están en las historias que me has hecho ver.
¡Cuánto no he visto nunca, y cuánto no se dice hoy!
Va adelante confiado el cuerpo ciego y obligado a permanecer.

Tu mano no busca hongos.
Tu mano se ha cerrado los ojos con curitas.
¿Lo ves? ¿Qué se puede hacer?


Mario Benedetti (Udine, 1955), Tersa morte, Mondadori, 2013


Il mio nome ha sbagliato a credere nella continuità
commossa, i suoi luoghi intimi antichi, la mia storia.
Le parole hanno fatto il loro corso.
Gli ospedali non hanno corsie. Dal cimitero dei cani
vicino alla discarica di Limbiate escono i morti al guinzaglio.
Non si addensa nulla, si disperde al telefono il mio petto.
Le parole hanno fatto il loro corso.
Sei solo stanco, ripete una voce qualunque.



Le parole sono nelle storie che mi hai fatto vedere.
Quanto non è mai visto, e quanto non si dice oggi!
Va avanti fidandosi il corpo cieco e obbligato a stare.

La tua mano non cerca i funghi.
La tua mano si è chiusa gli occhi con i cerotti.
Lo vedi? Cosa si può fare


Foto: Benedetti en La dimora del tempo sospeso

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